| Architettura |

pagine : 110
dimensioni : 21x28
prezzo : € 20,00
ISBN : 9788871862552
Anno di pubblicazione : 2003



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Un edificio per il terziario
La nuova sede ABB Italia a Sesto San Giovanni
a cura di Salvatore Zingale  
Con ill. b/n e colore. 



«Di solito, quando sono convinto di una forma divento prepotente. Questo aspetto caratteriale mi da carica nei confronti di chi tende a esprimere una visione solo ingegne­ristica e tecnologica del costruire, visione spesso antitetica alla parte espressiva dell’edificio.

Voi mi chiedete come è stato recepito questo progetto, questo disegno di edificio dalle grandi curve, a forma di es­se, questa pergamena che si srotola sul suolo.

Tutto sommato, credo sia stata un’intuizione felice pro­prio per le soluzioni pratiche che implica. Al di là dei vezzi di carattere estetico, questo guizzo della matita sulla carta che disegna una forma morbida e flessuosa, una forma più accattivante e poetica rispetto agli angoli retti, all’ortogona­lità delle facciate, una forma che accompagna invece di li­mitare… questo meccanismo, queste rotondità che si asso­ciano in gioco di calibratura, che disegna la facciata e di conseguenza gli interni e tutti gli elementi della composi­zione, credo che questo abbia finito col dimostrare che il di­stacco rispetto alla forma ortogonale è davvero vincente. Perché è riuscita ad associare estetica e funzionalità. Ma questo guizzo nasce anche dalla volontà di non avere una facciata dominante e una di servizio. Attraverso il ricorso al­la forma sinusoidale ho voluto evitare di avere un retro, e aumentare invece il gioco della trasparenza, che è uno dei sogni dell’architettura moderna.

A completare la grande esse ho aggiunto il gioco delle gradonature verso le estremità. Anche questo è importante per instaurare un dialogo con il tessuto urbano circostante. In questo modo l’edificio sembra quasi volersi abbassare, farsi meno imponente e prepotente. È questa l’ambizione del progetto: i vetri che dal controsoffitto arrivano fino a terra, la trasparenza totale che cerca di portare l’esterno – la luce, il sole e il paesaggio — verso l’interno. Viceversa, ho vo­luto portare anche l’interno all’esterno, in modo osmotico, attraverso il verde.

Questo edificio è come una serie di stantuffi che vengo­no dal sottosuolo e via via si innalzano, come per un mecca­nismo pneumatico, fino a raggiungere la loro giusta altezza. La voglia di portare il verde dentro l’edificio sta tutta in questa emersione, in questo immaginario pistone che si ele­va. Ecco il perché del giardino all’interno, dove la presenza del verde è ancora più evidente, in termini di qualità ma an­che di suggestione e della voglia di soddisfare il bisogno di avere la natura accanto a sé».

Giancarlo Marzorati