|
«Quando
giunsi al recinto delle viti
«confinanti coi campi d’avena
«tetti di paglia alle mie spalle, pioppi
«ai bordi del sentiero che lasciavo,
«forme lievi sfumate in un pulviscolo…
«Affondai nella pianura immensa
«che si apriva tra le spighe polverose.
«Uno sciame nell’aria, poi il silenzio…
«E il mio sguardo fu sospeso a un cielo
«vacillante, crollò dentro un’assenza
«di paesaggio, il mio sguardo ferito
«da un’inerzia, il mio sguardo in frantumi,
«il mio sguardo, il mio sguardo all’improvviso
«privo d’orizzonte,
«cieco, incompiuto, digradante nel
«vuoto.
|