Come è percepita la filosofia italiana negli Stati Uniti? Una storia esauriente dovrebbe cominciare con l’arrivo in America di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria. Tradotto in inglese nel 1767, fu probabilmente il primo testo teorico italiano a varcare l’oceano. Giordano Bruno, Giovanbattista Vico, Pico della Mirandola, Machiavelli – per citare i classici – sono tradotti e studiati in ogni università americana. Minore attenzione c’è, però, per la filosofia italiana del ‘900 nonostante, grazie all’azione di Joel Elias Spingarn (tra i fondatori della casa editrice Harcourt), nei primi anni del secolo scorso si diffuse il pensiero di Benedetto Croce il quale venne invitato, nel 1912, all’inaugurazione del Rice Institute. Croce non andò in America ma per l’occasione, come contributo, compose il Breviario di estetica.

Alessandro Carrera è Direttore di Studi Italiani e del Master in Culture e Letterature del Mondo alla University of Houston. Partendo da questo episodio, ricorda gli studi americani sul pensiero di Antonio Gramsci e di Giovanni Gentile e illustra come l’America guarda ai filosofi contemporanei italiani. Recentemente, anche a cura dello stesso Carrera, è stato pubblicato The Essence of Nihilism di Emanuele Severino ma altri filosofi sono tradotti e studiati: da Toni Negri a Giorgio Agamben, da Gianni Vattimo a Massimo Cacciari.


Quest’ultimo volume della collana Quaderni di Orzinuovi, dedicato idealmente al “piccolo libro rosso” di Franco Basaglia, raccoglie alcuni dei momenti più pregnanti di un dialogo durato vent’anni tra alcuni degli interpreti più originali del pensiero filosofico e della prassi psichiatrica del nostro tempo, da Severino a Piro, da Galimberti a Borgna, da Natoli a Giannichedda, da Valent a Marzi e altri. Con l’ambizione di tenere insieme buone pratiche di cura, riflessioni teoriche e proposte di ricerca.

Per una psichiatria pubblica e territoriale fare salute mentale significa al contempo agire nel rispetto delle soggettività, proporsi la tutela e la promozione di diritti e doveri nei singoli e nelle comunità e, con umiltà e dedizione, sapersi misurare con l’universalità delle espressioni della sofferenza mentale.